martedì 26 novembre 2013

Supereroi: innovazione, distruzione e creazione (paradigmi, grammatiche e declinazioni dei Supereroi)

Cosa c'è alla base della morte di un eroe? Quali sono gli elementi che identificano un eroe incappucciato come "Supereroe"? E secondo quale criterio vengono aggiornati? La volontà degli editori di far soldi è una risposta riduttiva (tutto ciò che viene pubblicato deve fare soldi) e non tiene conto di quanto complicato sia per un autore creare, distruggere o aggiornare un Supereroe...


- Logos (in greco: λόγος) deriva dal greco λέγειν (léghein) che significa scegliere, raccontare, enumerare -

Il logos è un tratto, un codice, un glifo dotato di significato e i Supereroi sono logos (ora state pensando che sono pazzo), parole viventi, simboli dotati di significato capaci di raccontare la loro storia dalle immagini che li ritraggono. Il discorso si fa più interessante se pensiamo ai Supereroi non come una lettera o un loro insieme ma come geroglifici o carte dei Tarocchi.
Nei tarocchi ogni immagine ha un suo particolarissimo significato fisso e immutabile, che però viene modificato in base alla carta che precede o segue: come Superman, che da solo simboleggia verità e speranza, ma se unito alla JLA diventa un baluardo di giustizia, o in Superman e Batman dove rappresenta la misericordia e l'amore per controbilanciare forza e giustizia del pipistrello.


L'innovazione di un Supereroe è sempre stato un terreno difficile per gli autori, visto che l'unico modo per metterla in atto è leggere alla perfezione il  logos di cui stanno narrando le gesta e per poter leggerlo alla perfezione devono possedere un'estrema conoscenza della "grammatica" del suddetto logos/Supereroe.
Buttare giù una serie di eventi e assurdità il più avulse possibili dalla natura del Supereroe in questione è una cosa che (con la dovuta preparazione) sapremmo fare tutti, ma trovare nuove sfumature o meglio declinazioni della maschera/idea/logos capaci di innovare lo spirito di un Supereroe senza intaccare la sua più intima natura è un lavoro da grandi artisti.











Facciamo due esempi: Batman diventa padre e l'Uomo Ragno scopre le sue origini mistiche.
All'inizio della gestione Morrison una delle tante innovazione messe in campo dall'autore scozzese è l'arrivo di un figlio che sconvolgerà la vita del pipistrello dalle fondamenta, (come si diceva QUI) Una scelta azzardata che fece storcere il naso ad alcuni lettori che preferiscono un cavaliere oscuro senza legami, solo nella sua lotta, come spesso negli anni è stato rappresentato. Pur dando ragione ad alcune delle critiche mosse non possiamo non renderci conto che è nella natura più intima del personaggio essere un genitore/educatore. Parliamoci chiaro, è dal 1941 che Btaman adotta orfani insegnandogli a vivere nel mondo e addestrandoli alla crociata che porta avanti. L'unica aggiunta fatta da Morrison è che il bambino da educare stavolta è un figlio di sangue, il che compromette delle grandi complicazione in tema di autorità, rispetto e amore, mescolante con la necessità del giovane di dimostrare il proprio valore senza eclissare i successi del vecchio, aggiungiamoci pure le discrepanze valoriali dovute a differenti modelli educativi e il gioco è bello e fatto.
Chiunque abbai letto il ciclo di Morrison non può negare che si sta parlando di una grande innovazione, ma dire che è lontana anni luce dallo spirito del pipistrello è una gran panzana.
L'Uomo-Ragno che scopre un origine mistica dei suoi poteri invece non gode della stessa credibilità. Perché? Se continuiamo a guardare gli eroi nell'ottica di "parole viventi" non possiamo negare che nel caso dell'Uomo-Ragno di Straczinsky la grammatica è tutta sballata. Peter Parker è senza ombra di dubbio (nel bene e nel male) il Supereroe che più di ogni altro si avvicina al lettore, con i suoi problemi, le sue vittorie e i suoi insuccessi, insuccessi che lo esortano sempre e comunque ad andare avanti, costi quel che costi.
Praticamente è sempre spaventato e riesce a sconfiggere la paura solo ridendogli in faccia, canzonandola, perché sa benissimo cosa succede quando non è li a fare la sua parte.
Il campo in cui Peter è peculiare (come il ruolo di genitore per Batman) non è la pseudo magia totemica di Straczinsky ma la scienza (a 15 anni ha inventato dei lancia ragnatele, il congegno più fico dell'universo) e gettarlo in un mondo di totem animaleschi, rincorrendo una natura divina che non arriva mai è si un innovazione, ma totalmente avulsa allo spirito dell'eroe e per questo è sbagliata e genera perdita di credibilità agli occhi del lettore.
Passiamo alla distruzione o morte. La morte nel mondo dei Supereroi è un concetto labile e molto dibattuto sono solo stupide trovate editoriali o c'è motivo di credere che la morte di un eroe possa davvero significare qualcosa? Facciamo due esempi per vede se l'eliminazione di un logos vivente (atto sempre "forte" e radicale) può essere rappresentata come la morte materiale, cioè privazione, lutto e sconforto mischiati a
l'esaltazione degli ideali incarnati dal morto nella sua vita.

La Morte di Capitan Marvel è a mio avviso la morte più toccante della storia dei comics, mettiamo da parte la maestria di Starlin che ci regala un Capitan Marvel in punto di morte, infettato da un male comune e impossibile da combattere come il cancro, sorvoliamo l'analisi delle cinque fasi della morte che ovviamente sono presenti, tralasciamo anche stile narrativo e disegni (sigh) e andiamo direttamente al punto. La Morte del Capitano è un chiaro esempio di come una scelta editoriale possa assurgere a capolavoro.
Una morte che trasuda di verità rivelata, battaglie che non possono essere vinte, eroi che sprecano il loro tempo a combattere tra di loro e mai una volta che si impegnino a sconfiggere i mali che affliggono il mondo.
Una morte capace di travalicare i limiti della fantasia tramite lo spiazzante rassegnazione che trasuda dalle registrazioni di Mar-Vell e lo sconforto che grava sulle spalle e sulle coscienze degli eroi come un macigno ineludibile. Il ricordo delle imprese passate, il rammarico di nemici e amici, la malattia e l'esaltazione dei valori incarnati da Mar-Vell rendono la Morte di Capitan Marvel un capolavoro unico nel suo genere. Una morte toccante, epica e credibile.
La Morte di Superman dal canto suo (sempre tralasciando lo stile) è totalmente priva di tutte le componenti che rendono una morte immaginaria una vera morte.
Non abbiamo modo di assaporare ne l'ineluttabilità dell'evento ne la sua tragicità.
La prima perché la storia ci mette davanti ad una morte improvvisa e non motivata, se tutti gli eroi DC fossero corsi ad aiutare Superman, Doomsday sarebbe stato fermato, cosa che invece in Capitan Marvel non riescono a fare e il loro fallimento è una delle immagini che più di tutte trasmette l'ineluttabilità.
La tragicità invece viene spazzata via da un bestione senza nome che spacca tutto e ci fa immaginare (oltre a Hulk) il classico nemico che Superman fermerà nelle ultime pagine ma invece la tensione sale, sale e sale talmente tanto (che ad un certo punto ci suonano al citofono per avvisarci che Superman sta per morire) e dove è la tragedia? Superman è morto facendo il suo lavoro, ci ha salvati per l'ennesima volta, dovremmo festeggiare! Oltre tutto la Morte di Superman è fuori grammatica e possibile solo se ti inventi un nemico ad hoc, una scelta molto discutibile a mio avviso.
La creazione di nuovi Supereroi è un discorso leggermente più complesso, perché essendo logos, i Supereroi hanno una loro grammatica differente se parliamo di Dc e Marvel.
Mettendo da parte il paradigma Marvel "Supereroi con Super-problemi" vediamo subito che ci sono altre differenze caratterizzanti: gli eroi Dc sono pressoché esentati dallo sbagliare, non commettono errori di valutazione e molto raramente hanno dubbi di natura morale, invece i Marvel sbagliano in continuazione, prendono lucciole per lanterne con molta facilità e spesso mettono anima e corpo in cause che scoprono essere radicalmente errate. Altro esempio: i Marvel hanno una vita oltre maschera molto influente che, oltre a dare umanità all'eroe, garantisce espedienti narrativi per ciò che devono affrontare, i Dc invece fondono uomo e maschera in modo che non ci sia una netta distinzione, cosa che pregiudica un altro paradigma che differenzia i due tipi di Supereroi, cioè l'importanza data dalla maschera. Nella Dc ciò che conta è il simbolo, nella Marvel (esclusi personaggi minori) è l'uomo che sta dietro a fare la differenza.
Portiamo altri due esempi:
Barnell - Becco- Bohusk (come la sua fidanzata Angel) è l'esempio perfetto di come Morrison sia riuscito a creare un nuovo Supereroe all'interno del paradigma Marvel, rispettando tutti i canoni sopra enunciati e rispettando anche i paradigmi imposti dagli X-Men.
Becco è un giovane reietto, un emarginato la cui mutazione è più uno svantaggio che uno vantaggio, è un ribelle (più Angel che becco) la cui vita sociale fuori dallo Xavier Institute è totalmente preclusa. Semplice, perfetto e geniale, che vogliamo di più? Per me Becco è un grande, un X-Men a tutti gli effetti!
Aztek è fantastico e innovativo, ma non è un Supereroe Dc.
La maschera è si più importante dell'eroe che la indossa, ma il personaggio ha, sia una vita sociale aldilà del Supereroismo, sia una collezione di errori e sbagli dovuti alla sua inesperienza ma anche all'inesperienza di Morrison nell'inquadrare i personaggi, o più semplicemente è il maldestro tentativo di un autore inesperto che prova ad aggiornare il panorama di eroi Dc con un eroe in pieno stile Marvel.
Errore pagato con la cancellazione della serie: fuori dal paradigma? Allora Muori da eroe!
Rimane una domanda, come mai i grandi autori non sfornano zilioni di Supereroi Marvel e Dc rispettando paradigmi, grammatiche e declinazioni? Che è? Non lo sanno fare?
Semplicemente gli autori capaci di farlo preferiscono inventarsi Supereroi tutti loro, con declinazioni, grammatiche e paradigmi dettati dal loro libero arbitrio e non dal marchio di fabbrica.
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