venerdì 12 luglio 2013

Pacific Rim: Recensione senza spoiler


Per la gioia di tutti quelli che amano vedere film pieni, ma che dico pieni, strapieni, ma che dico strapieni, strasupermegaiperuberpieni di cazzotti, Guillermo del Toro mette in scena il più spettacolare Action Movie di sberle che Hollywood abbia ma visto: Pacific Rim.
Ma oltre le sberle c’è qualcosa? Cioè, i mostri attaccano e gli uomini li sconfiggono, cosa può esserci di così interessante? D’interessante c’è che tra il dire uccidiamo i mostroni (Kaiju) e farlo (in questo caso soprattutto) c’è di mezzo un abisso Lovcrafitiano e poi l’importante è sempre il come vengono fatte le cose, ma andiamo a vedere nel dettaglio…


Il film parte rapido con uno sconcertante dato di fatto: l’umanità è condannata! Una voragine nelle profondità marine riversa sulla terra gigantesche creature provenienti da una dimensione parallela. L’assunzione di questo fondamentale postulato pregiudica tutta la visione del film, spurgandolo di enfasi epica che verrà richiamata solo nel finale.
Se mi è concesso questo parallelismo con il signore degli anelli… me lo concedi? SI! Te lo concedo. Pacific Rim parte dall’apertura del nero cancello, evitando la classica corsa contro il tempo per evitare che le forze a noi avverse giungano allo scontro finale, questo perché la battaglia finale è già cominciata e noi siamo in netto svantaggio.
Questa volta i nemici da affrontare sono delle creature (veramente ben realizzate) dalle fattezze mostruose con tratti simili a varie specie del nostro mondo. Mostri Lovcraftiani la cui semplice esistenza su questo piano della realtà compromette la nostra più totale assenza.

Come reagisce l’umanità davanti a tale minaccia? Semplice, come ha sempre fatto, dividendosi.
Infatti il primo bivio (piccolo spoiler che viene svelato dopo pochi minuti) vede le due diverse reazioni alla fine ormai prossima: Attacco o difesa? Prima frattura tra gerarchie militari e gerarchie politiche. I militari per loro natura vogliono investire tutte le risorse nella costruzione di megarobot pilotati da due esseri viventi che controllano un emisfero a testa, mentre i politici (detentori del potere) scelgono per la costruzione di un muro, una scelta ovviamente fallimentare che rispecchia in pieno i ragionamenti delle classi dominanti dall’alba dei tempi a oggi, cioè? Cioè ritirarsi in luoghi sicuri, massimizzare le risorse e aspettare la morte che prima o poi arriva per tutti.
Se vi eravate chiesti come mai i politici non attuano quei semplici procedimenti da corso base di macroeconomia che permetterebbero a tutti gli esseri viventi di vivere nel benessere per almeno due secoli, eccovi la risposta: Ai politici non interessa il benessere delle generazioni future, perché loro non fanno parte di quelle generazioni. Questi comportamenti vengono incarnati attivamente dal personaggio di Hannibal Chau, magistralmente interpretato da Ron Perlman. (Hellboy 1e2/Nome della Rosa)


Fino a che (sempre nei primi minuti) non arriva il trauma, un gran bel trauma devo aggiungere, non per quello che avviene (visto e rivisto) ma per lo stato del protagonista al momento dello shock e visto che il tutto avviene nei primi minuti, da subito il protagonista inizierà a lottare per la vita e non per una gloria che finirà (a breve) con la fine della specie umana.
Protagonisti assoluti di Pacific Rim (insieme a Kaiju e uomini) sono i Jaegers, delle suit pilotate da due persone che per muovere il gigantesco robot devono prima collegare il loro sistema nervoso tramite quello che nel film viene chiamato Drift o stretta di mano neurale, per questo motivo i piloti devono essere in perfetta sintonia e visto che il Drift, oltre a unire le menti, amplifica la percezione psichica, c’è sempre il rischio che traumi regressi possano riaffiorare. Ovviamente i bravi protagonisti (sia uomo che donna) hanno traumi da vendere.

 Questo è il quadro generale e visto che non faccio spoiler, passo subito ad elencare le note positive e quelle dolenti.
Iniziamo dagli attori, credibili anche negli eccessi, spiccano su tutti il già citato Ron Perlman (lui ed Elba sono le vere star di Pacific Rim), la strana coppia di scienziati nerd Charlie Day (totalmente emotivo amante dei Kaiju) e Burn Gorman (totalmente razionale che chiama i numeri “l’alfabeto di Dio”) e soprattutto Idris Elba: da fan di The Wire che è andato al cinema con la maglia “Carcetti Mayor” non posso che spendere parole di elogio per quest'attore/DJ che si sta guadagnando il posto che merita nella cinematografia Hollywoodiana, solo che ho deciso di non spoilerare niente sui protagonisti e quindi non parlerò del Marshall, bravo Charlie Hunnam, brava e bella Mako Mori.
Le scene migliori sono senza ombra di dubbio il combattimento mediano (una perla del genere), tutte le parti con Perlman e il ricordo della Mori. Giusto per non farsi mancare niente del Toro inserisce pure due scene di schiaffi a mani nude (entrambe molto belle) una marziale e l’altra street.


Note dolenti si trovano a tratti nella regia, più attenta ai dettagli (utili nell’horror  in cui il non-visto lascia spazio al terrore immaginario ma questo non è un horror) che nelle grandi riprese che avrebbero permesso di godere al meglio delle imponenti scene di combattimento o delle scenografie. La trama è un altro problemino perché molto semplice con giusto un paio di guizzi ben calibrati.
Pacific Rim è un film riuscito, per gli amanti del genere un grande film, ottima la fotografia curata dallo stesso del Toro e gli effetti speciali da brivido.
Per onestà intellettuale il voto sarebbe di 3 SupeRagni su 5, ma siccome combattimenti del genere li avevo visti solo nella mia immaginazione… 4 SupeRagni su 5 e Andiamo!



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