martedì 4 novembre 2014

Erinni: il fumetto nero, la scuola italica, il coraggio della Cosmo, Eschilo e l'arte come le ciliege.

Vi capita mai di leggere un fumetto e (prima di averlo concluso) rendervi conto che state tenendo tra le mani un vero CAPOLAVORO? A me (ultimamente) capita molto di rado, perché ho letto tanti fumetti, perché non tutte le grandi opere sono al 100% nelle mie corde ma soprattutto perché non avevo ancora letto Erinni...


Arduo è trovare le parole per descrivere un fumetto come Erinni.
Potrei spendere parole infinite per descrivere la cura dei dettagli vista nei disegni dell'atto 0 (Alessio Fortunato), o le inquadrature mozzafiato e lo stile alla Sin City (tanto debitore di Will Eisner) dell'atto mezzo, fatto solo di splash page e didascalie (Andrea B. Carnevale) e tanto basterebbe per far correre i più curiosi in edicola e fumetteria.
Oppure potrei parlarvi dei sublimi dialoghi di Ade Capone, teatrali e carichi di significato, capaci di scatenare le più recondite pulsioni umane, come del resto fanno anche le tavole di Luca Panciroli.
Tavole strabordanti di nero ricche di figure umane pulsanti di vita (morte) disegnate con tratto spesso e morbido che gli permette di fluire dolcemente tra le pagine come la mano di una donna intenta nell'atto masturbatorio.
Erinni è la quintessenza dell'eros, vita e morte che si contorcono spasmodicamente in un amplesso di 192 pagine (parte 1 di 2) che rivive oggi grazie al coraggio dell'editoriale Cosmo.
Parlo di coraggio perché, a più di 10 anni dalla prima pubblicazione, Erinni rimane un fumetto avanti anni luce sia per temi affrontati che per la loro rappresentazione grafica e testuale, e l'editoria italiana, proiettata oggi in un contesto paradossalmente più puritano di ieri, non riesce (Cosmo esclusa che lo ha ristampato senza divieti e parental advisory) fatica ancora a comprendere.
Ade Capone è senza ombra di dubbio (anche se non ho mai avuto il piacere di conoscerlo) uomo di grande cultura, che soprattutto riesce a farla fruttare come pochi in Italia, uno capace di plasmare a suo piacimento tragedia greca, musica rock, letteratura noir e soprattutto capace di portare alla sua massima espressione il genere che ha reso grande e unico il fumetto italiano, cioè il NERO.
Antieroi come Diabolik, Satanik, Kriminal e Necron.
Negli stessi anni in cui le calzamaglie u.s.a. si facevano castrare dal CCA, i nostri EROI sfidavano la morale comune e il bel pensiero osando più di ogni altro nell'arte ad immagini sequenziali nel rappresentare il lato più oscuro, crudo, spietato, erotico, passionale, egoistico e misantropo (misandrico nel caso di Erinni) dell'animo umano.Un genere (il nero a fumetti) che purtroppo è andato sciamando, appiattito dai "fumetti pigliatutto" della Bonelli e dalle infinite ristampe di certi anti eroi che paralizzano il genere e rassicurano l'uomo sulle note di una nenia sempre troppo uguale a se stessa. Erinni è l'esatto opposto di questa mentalità, Erinni è il fuoco purificatore che brucia le malsane idee che lordano la psiche del lettore, Erinni è la furia con cui Capone e Panciroli scossero e scuotono il fumetto italiano che oggi più di ieri necessita di un terremoto che abbatta gli schemi marci e perversi che lo opprimono.


Erinni, come dicevo all'inizio, è un CAPOLAVORO, la novità che si ammanta di classici e torna a colpire in tutto il suo caldo e viscerale splendore.
5 SupeRagni su 5 (per la prima volta nella storia del blog) senza discussioni (scherzo, discussione libera nei commenti)  



Cosa intendo dire quando nel titolo e nella pagina fb parlo di "Arte come le Ciliege"?  Semplicemente che quando ci troviamo ad assaporare una VERA opera d'arte (come è Erinni) questa spinge la nostra curiosa coscienza ad andare oltre la semplice relazione unidirezionale di trasmissione
OPERA ---------> LETTORE e siamo spinti anche ad approfondire ed interiorizzare i contenuti e le tematiche che più ci hanno colpito, generando così una relazione contraria
LETTORE ----------> OPERA (correlazione bidirezionale) una cosa che tutti, credo e spero, hanno sperimentato almeno mezza volta nella vita. Passiamo alle ciliege: il lettore, postosi con mente aperta e ricettava davanti ad un grande capolavoro come Erinni, raggiunge inevitabilmente la relazione del secondo tipo e nella sua analisi dell'opera si trova a dover affrontare ragionamenti e disquisizioni interiori che per essere sciolti al meglio necessitano un approfondimento culturale fatto di letture e riflessioni trasversali che, nel caso di Erinni, Ade Capone ci serve su un piatto d'argento, passandoci anche un affilato coltello che ci aiuta a comprendere al meglio alcune figure delle tragedie di Eschilo che a sua volta ci aiuta (come detto prima) nella comprensione di Erinni, creando così un ulteriore schema: OPERA A<-------->LETTORE<---------->OPERE B C D.....
Da qui il detto L'Arte è come le Ciliegie: una tira l'altra all'infinito.

Per Eschilo (Orestea) e la recensione "tecnica" dell'opera toccherà darci appuntamento a Dicembre, quando uscirà il secondo e ultimo volume, intanto vi consiglio espressamente di uscire di casa e correre (senza andare a finire sotto un bus) a comprare Erinni e poi chiudervi in casa e gustarvela fino all'ultima goccia di sangue.

P.s. Se l'interminabile sproloquio che avete appena letto non vi ha convinto, forse vi convincerà sapere che Erinni è un fumetto pieno di tette e fica.

Il vostro amichevole SupeRagno dell'internet
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